La crisi invisibile

Due settimane fa, nel corso di un piacevole incontro conviviale, le sagge photoeditor del Grin (Gruppo Redattori Iconografici Nazionale, http://www.photoeditors.it/index.php) ci consigliavano di fare di Porphirius la banca immagini dei ‘buchi’, senza con questo voler essere malauguranti o ingiuriose. Volevano dire che a loro giudizio Porphirius dovrebbe posizionarsi sul mercato come image bank dedita a raccogliere e commercializzare le fotografie che di solito non si trovano online, che le altre banche immagini non hanno e non possono avere. Porphirius insomma, come ‘tappa-buchi’ nel senso migliore dell’espressione.
Di che buchi si tratti in linea di massima già sappiamo: dall’Italia minore disertata dalle passioni fotografiche dominanti, alle rappresentazioni credibili dei protagonisti del nostro tempo (i mestieri artigiani, ad esempio, ma anche i manager quelli veri e insomma l’intera categoria ‘people’ riportata a livelli di decenza), fino ai fatidici still life ostaggio delle pur legittime esigenze dei committenti.
Sono cose dette e ripetute infinite volte, sulle quali non vale la pena ripetersi. La nostra esimia Daniela Trunfio, tuttavia, a margine di questi ragionamenti ha fatto un’interessante osservazione: “Ma avete visto che al di là dei funzionari di Lehman Brothers che se ne escono dal grattacielo con gli scatoloni in mano, di questa crisi tremenda non ci arriva quasi nessuna immagine?” Verissimo, curiosamente quella attuale sembra una crisi fatta solo di parole, senza appigli iconografici concreti. Dove sono le facce sgomente di chi ha perso il lavoro o i risparmi di una vita? Dove sono questi fatidici ricchi che oggi, a quanto pare, stanno piangendo un po’ anche loro? E i supermanager privati delle consuete infornate di stock option?
Ecco, ci sembra che Daniela abbia colto nel segno. Questa crisi invisibile non è forse uno dei ‘buchi’ che i fotografi di Porphirius potrebbero impegnarsi a colmare? Non dovremmo adoperarci, noi porphiriani, per farla diventare ‘un-invisible’,  come dicono scherzosamente gli americani?

massimo

Info File… questi utilissimi sconosciuti

Ciao a tutti,
eccoci di nuovo a scrivere sulle pagine del blog e questa volta non per avere consigli o suggerimenti ma per chiedervi di aiutarci ad aiutarvi. A fare cosa? A promuovere al meglio le immagini che ci avete affidato. Come? È davvero più facile a farsi che a dirsi! Quando ci inviate le immagini in alta risoluzione per l’inserimento all’interno del portale è fondamentale (lo è davvero!) che redigiate gli Info File. Perché? Perché solo voi che siete stati a Katmandu, a Timbuktu o che avete visitato il Perù potete dirci cosa avete fotografato. Certo, direte voi, tutti sanno che la Torre Eiffel è a Parigi, che il Big Ben è a Londra e il Colosseo a Roma, perché scriverlo? Semplicemente perché a Porphirius, pur mettendocela tutta a taggare le vostre immagini al meglio, non siamo ancora dei tuttologi (anche se alcuni di noi sono in attesa per partecipare a Chi vuol esser Milionario). Per noi è impossibile scrivere una descrizione dell’immagine o inserire le keyword (fondamentali per la ricerca sul portale!) più appropriate se non abbiamo idea di che cosa è ritratto nella fotografia. Quindi capite bene che spendere qualche minuto in più prima di inviarci il materiale conviene anche a voi. Sì, lo sappiamo che siete impegnati, che siete sempre in giro per il mondo, che avete mille cose da fare e da fotografare e che inserire gli Info File non è il massimo della vita però, provate a pensarci, a chi possiamo chiedere queste informazioni se non a voi? Non vi chiediamo di ricopiare interi capitoli della Treccani (o di copia/incollare venti righe di Wikipedia) ma solo di fornirci le basi per permetterci di svolgere al meglio il nostro lavoro. Non ci interessa il periodo storico in cui è stato costruito il Wat Arun e neppure chi l’ha costruito, sono informazioni che, se ci dite che nella foto è raffigurato il Wat Arun, possiamo facilmente reperire. Per non dilungarci oltre vi invitiamo a scaricare il pdf che abbiamo preparato con tutte le indicazioni per la compilazione delle didascalie alle immagini (lo trovate nella sezione ‘how to use/fotografi’). Ovviamente, se gli scatti che ci avete inviato sono su diapositive, stampe o su qualsiasi altro supporto diverso dal digitale, potete inviarci le informazioni su un foglio di Excel o di Word con l’accortezza di far risultare in modo chiaro la corrispondenza tra didascalie e immagini. Tutto chiaro? Speriamo di sì! Ah, per chi non lo sapesse, il Wat Arun è un tempio buddista che si trova a Bangkok.

Giulia Marcucci

P.S. se possibile sarebbe anche utilissimo che gli info file fossero redatti direttamente in lingua inglese. Molti di voi giramondo sanno l’inglese benissimo, sicché non dovrebbe essere un aggravio terribile!

Porphirius per il mondo ‘finance’

Ciao a tutti,

apriamo le danze con un tema importante suggeritoci dall’indefettibile ‘garante’ Cesare Colombo e dal sempre stimolante Enrico Brichetto di Intesa Sanpaolo: le immagini fotografiche ad uso e consumo del mondo finanziario.

Di fatto le banche, assicurazioni e società finanziarie italiane fanno grande uso (soprattutto below the line e ADV di prodotto) di immagini appartenenti alla categoria ‘people’: cercano di rappresentare da un lato il loro target (famiglie felici, colletti bianchi e blu, artigiani, ragazzi alle prese con l’amministrazione della ‘paghetta’, eccetera), dall’altro i loro stessi addetti (bancari, assicuratori, promotori finanziari…) di cui si vuol mostrare il ‘volto umano’. Il problema è che la maggior parte del materiale che trovano online è o di matrice smaccatamente americana (il bancario afroamericano dell’Arkansas non è ohibò utilizzabile da noi) o troppo patinato o, se di origine nostrana, talvolta troppo ‘casereccio’.

Naturalmente non servono solo immagini di persone (people), ma anche di ambienti: banche in quanto edifici, sportelli, caveau, sale operative, borse valori, eccetera. E comunque, sia per il ‘people’, sia per le foto di edifici o ambienti si pone il fatidico problema delle liberatorie (model e property release). Nella realtà dei fatti, queste liberatorie non saltano fuori quasi mai: chi se ne dimentica, chi non lo sapeva, chi non ne aveva voglia, persino chi si ‘vergognava’ di chiederla. Purtroppo su questo punto non si può derogare, la liberatoria è un passaggio in più, magari fastidioso, ma assolutamente ineludibile (segnaliamo tra l’altro che noi abbiamo predisposto un modello di liberatoria, chi ritenesse di averne bisogno può richiedercela quando vuole).

La sfida è notevole, perché la prima banca immagini che riuscisse a proporre del materiale fotografico di matrice italo/europea e soprattutto credibile, significativo, allo stesso tempo estetico ed autentico, riuscirebbe a segnalarsi come interlocutore privilegiato del mondo ‘finance’. Il che, non facciamo gli ipocriti, sarebbe un ottimo risultato.

Insomma, che ne pensate? Riusciamo a recuperare o produrre del materiale siffatto? Quali difficoltà ci sono? E ancora, si tratta di un obiettivo condivisibile? Restiamo in attesa dei vostri commmenti, strali, osservazioni, ingiurie… Siamo qui.

Salutissimi, Massimo

Porphirius ad Artintown

Martedì 25 novembre ore 18
Artintown – via Berthollet, 25 – 10125 Torino

presentazione della nuova Image Bank Porphirius che inaugura la via italiana al mercato delle immagini d’autore.

Novembre 26, 2008 • Posted in: Eventi • No Comments